Non so perché, ma quando mi ripenso giovane la prima immagine che viene è di me col vento tra i capelli.
Come se allora tirasse vento tutti i giorni.
Mah.
La seconda è l'estate del 1987.
Non tutta, solo un pezzo, piccolo, in giugno, solo i giorni che separavano il concerto di Prince da quello di Bowie.
Non so perché, ma quando penso all'estate l'estate è quei giorni là; né prima né dopo: quelli.
E da ieri l'estate è finita, visto che il Principe ha pensato bene di lasciarci anche lui come già il Duca.
Pare un filo riduttivo, perché di cose poi ne sono seguite in abbondanza, ma la sensazione di termine di qualcosa è nettissima, come se fosse scesa una serranda.
Poi c'è che vedendo Fargo (seconda stagione), la faccenda dell'ufo mi ha entusiasmato al punto da inserire un coccodrillo nell'ultimo tassello della mia trilogia milanese.
Quelle cose che c'entrano niente con il resto, ma nelle quali il resto è talmente forte, valido e ben congegnato da renderle valore aggiunto di una storia.
Vediamo se ci riesco o viene fuori una cagata.
Dove e perché lo scoprirà chi vorrà, prima dovrei finire di scriverlo e consegnarlo allo svogliato, microscopico editore perché esca per la fine dell'anno però, e con tutti questi lutti non ho troppa voglia di scrivere.
In realtà è che sto mettendo a punto storie per bambini ed è un casino, perché io scrivo dritto ed asciutto per gli adulti, mi viene così e lavoro affinché quel tipo di narrazione sia sempre più dritta ed asciutta, ma 'sti bambini del cazzo vogliono forme più morbide e rassicuranti (almeno questo dicono quelle gran teste di minchia delle case editrici, e finché non avrò ragione di una di loro avranno buon gioco con le loro teorie del menga) e quindi passare in continuazione da un registro all'altro è impegnativo.
Però il tentativo di essere pubblicato dall'editoria per ragazzi è anche stimolante, è una sfida divertente, mi piace, nonostante la mole di porte in faccia ricevute finora, ed è una di quelle situazioni nelle quali se riesci, poi, di sassolini da estrarre dalla scarpa e tirare in testa a qualcuno ne avrai tanti.
Attendo quella povera soddisfazione con ansia, perché io sono gretto e meschino, poche balle, e godo di queste piccinerie.
E poi ho anche visto la sequenza di lotta più bella della storia, al pari solo di quella di Old Boy che sembra una striscia disegnata, ripresa com'è con un carrello laterale.
La scena è in Daredevil (prima stagione), serie che ho succhiato da Netflix con metodi truffaldini, stante la mia indigenza permanente, seconda o terza puntata e comincia da qui, con un piano sequenza magistrale:
Non scrivo "fidatevi", perché se c'è un momento in cui non mi fido è quando qualcuno lo scrive in coda ad una sua affermazione, però fatelo.
Matt pesta dei sedicenti russi con una grazia violenta e realistica commovente.
Guardo fuori, c'è il sole.
Anche in questo aprile non nevicherà.
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venerdì 22 aprile 2016
giovedì 20 febbraio 2014
Leporello a chi?
Questo è un post addensato, se così si può dire, come una brodaglia che, mescola mescola, diventa prima una cremina, poi un pappone, esagerando polenta.
Per farlo mi servo di pensieri alquanto liquidi innescati dall'ascolto di un brano strumentale di Sakamoto, il celeberrimo Forbidden Colors, che voi non potete sentire mentre scrivo (ma potete farlo leggendo) che ho trovato in giro per il tubo in una versione extendend superiore ai 5 minuti.
Vediamo in questo lasso di tempo, mescolando mescolando, se da brodo riesco almeno a salire al primo livello, quello di cremina.
Non è facile senza avere un cazzo di preciso in mente, ma il leporello di Gattoni potrebbe essere un inizio, un primo giro di cucchiaio nella pentola.
Un leporello è un libro grafico pieghevole realizzato in forma di striscia continua.
Questo particolare leporello è opera di un artista francese che si chiama Ugo Gattoni ed è lungo cinque metri (e alto 41 cm).
Piegato è un libro, aperto una tovaglia per i tavoli dei conventi.
Non voglio linkarlo e basta, lo metto proprio qui, perchè si merita tutto lo spazio che occupa:
si intitola Bycicle
Ovviamente si tratta di una striscia unica, immaginatelo aperto e pensate a quanto tempo spendereste armati di lente d'ingrandimento per scoprire cosa accade dietro ogni finestra, lungo ogni strada.
Sul suo sito potete vedere Ugo nell'atto di crearlo, pennino alla mano.
Perchè questo lavoro mi fa venire in mente la Pedersen poi non lo so; c'entra sicuro Ryuichi Sakamoto.
Questa è una Pedersen, la bicicletta che bramo da un decennio abbondante e che mai avrò, perché costa parecchio ed io sono prossimo alla fame:
Strana forte no?
La fa Jesper Solling in un posto in Danimarca, Christiania, un'astrazione in forma di città, un posto dove giocare all'incularella, bere thé e scolpire il legno in pace col creato, progetto naif molto sessantottino che le ragioni dell'esistenza hanno fatto in buona parte naufragare.
Oltre a quelle cose però si fa anche la bici che vedete, direttamente ispirata ai disegni del buon signor Pedersen alla metà dell'Ottocento.
L'idea è molto vicina alle invenzioni di Buckminster Fuller (vedi il mio post geodetico), una tensostruttura che qui regge il telaio nonché una sella ed un manubrio, suggerendo una postura molto seduta e molto differente dall'idea di bicicletta usuale.
Io l'ho sognata sempre con tutti gli accessori che il danese propone, non ultimi quegli splendidi cerchi in legno che trascorrerei le sere d'inverno a passare con la cera, ascoltando il suono lieve del mio invecchiare.
Il post è ancora brodo o potrebbe essere cremina?
Io ho mescolato quanto potevo.
In ultimo, la rimestata definitiva, pensando alla gestione del dopo vita: che musica sceglierei per sonorizzare il mio funerale?
Vorrei gente che piange e sbroffa nei fazzoletti o gente che sorride ricordando i bei tempi trascorsi col sottoscritto?
Certi giorni seguo una deriva eroica, perché tal mi vedo, e propendo per Fanfare for a common man di Aaron Copland, a volte mi rinchiudo nella muta solitudine del tema finale di Hulk, the Lonely man di Joe Harnell e non saprei cosa scegliere.
Oppure un pezzo "primaverile" di Barry White, tipo Let the music play?
O il pezzo di piano che Prince suona nel film Purple Rain, the father song, magari in loop (non c'è su nessun disco, la trovate suonata solo da volenterosi emuli)?
Spero di decidermi prima di lasciarvi definitivamente.
Ora chiudo, altrimenti il post da cremina mi diventa polenta.
Per farlo mi servo di pensieri alquanto liquidi innescati dall'ascolto di un brano strumentale di Sakamoto, il celeberrimo Forbidden Colors, che voi non potete sentire mentre scrivo (ma potete farlo leggendo) che ho trovato in giro per il tubo in una versione extendend superiore ai 5 minuti.
Vediamo in questo lasso di tempo, mescolando mescolando, se da brodo riesco almeno a salire al primo livello, quello di cremina.
Non è facile senza avere un cazzo di preciso in mente, ma il leporello di Gattoni potrebbe essere un inizio, un primo giro di cucchiaio nella pentola.
Un leporello è un libro grafico pieghevole realizzato in forma di striscia continua.
Questo particolare leporello è opera di un artista francese che si chiama Ugo Gattoni ed è lungo cinque metri (e alto 41 cm).
Piegato è un libro, aperto una tovaglia per i tavoli dei conventi.
Non voglio linkarlo e basta, lo metto proprio qui, perchè si merita tutto lo spazio che occupa:
si intitola Bycicle
Ovviamente si tratta di una striscia unica, immaginatelo aperto e pensate a quanto tempo spendereste armati di lente d'ingrandimento per scoprire cosa accade dietro ogni finestra, lungo ogni strada.
Sul suo sito potete vedere Ugo nell'atto di crearlo, pennino alla mano.
Perchè questo lavoro mi fa venire in mente la Pedersen poi non lo so; c'entra sicuro Ryuichi Sakamoto.
Questa è una Pedersen, la bicicletta che bramo da un decennio abbondante e che mai avrò, perché costa parecchio ed io sono prossimo alla fame:
Strana forte no?
La fa Jesper Solling in un posto in Danimarca, Christiania, un'astrazione in forma di città, un posto dove giocare all'incularella, bere thé e scolpire il legno in pace col creato, progetto naif molto sessantottino che le ragioni dell'esistenza hanno fatto in buona parte naufragare.
Oltre a quelle cose però si fa anche la bici che vedete, direttamente ispirata ai disegni del buon signor Pedersen alla metà dell'Ottocento.
L'idea è molto vicina alle invenzioni di Buckminster Fuller (vedi il mio post geodetico), una tensostruttura che qui regge il telaio nonché una sella ed un manubrio, suggerendo una postura molto seduta e molto differente dall'idea di bicicletta usuale.
Io l'ho sognata sempre con tutti gli accessori che il danese propone, non ultimi quegli splendidi cerchi in legno che trascorrerei le sere d'inverno a passare con la cera, ascoltando il suono lieve del mio invecchiare.
Il post è ancora brodo o potrebbe essere cremina?
Io ho mescolato quanto potevo.
In ultimo, la rimestata definitiva, pensando alla gestione del dopo vita: che musica sceglierei per sonorizzare il mio funerale?
Vorrei gente che piange e sbroffa nei fazzoletti o gente che sorride ricordando i bei tempi trascorsi col sottoscritto?
Certi giorni seguo una deriva eroica, perché tal mi vedo, e propendo per Fanfare for a common man di Aaron Copland, a volte mi rinchiudo nella muta solitudine del tema finale di Hulk, the Lonely man di Joe Harnell e non saprei cosa scegliere.
Oppure un pezzo "primaverile" di Barry White, tipo Let the music play?
O il pezzo di piano che Prince suona nel film Purple Rain, the father song, magari in loop (non c'è su nessun disco, la trovate suonata solo da volenterosi emuli)?
Spero di decidermi prima di lasciarvi definitivamente.
Ora chiudo, altrimenti il post da cremina mi diventa polenta.
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